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Luca Bortolazzi
Riflessioni · Storia

Le donne e l’amore

di · · 1 minuto di lettura

Perché le questioni di genere sono entrate così prepotentemente nel dibattito pubblico al punto di costituirne uno dei temi più importanti, assieme a quelle razziali? La donna può fare ciò che nessun uomo è in grado di fare: partorire la vita e può contrastare efficacemente il potere degli uomini, perciò, i maschi hanno sempre cercato di sottomettere le femmine (ma quest’affermazione è discutibile, può essere confermata soltanto nelle civiltà occidentali e patriarcali) perché hanno paura di loro e del loro potere di procreare, e di sedurre. Ma tutte le antiche civiltà osservavano il culto della fertilità, scolpendo statuette dai caratteri femminili particolarmente pronunciati o lo definivano simbolicamente attraverso la loro dea più importante, che i Sumeri chiamavano Ishtar. Ma le divinità italiche romane derivate da quelle greche del mondo classico, note come Venere e Afrodite, non sono assimilabili a Ishtar, perché simbolizzavano la bellezza, l’attrazione fisica e il desiderio, e indirettamente anche la fecondità e la rinascita, ma non l’amore, perché l’amore è un concetto che è stato introdotto successivamente dal cristianesimo: il cristianesimo ha ridotto la donna al suo cuore, e con questo cuore tenta di spiegare il mondo. Sia i greci che i romani attribuivano un enorme valore alla verginità: secondo i romani soltanto le vergini potevano mantenere il fuoco acceso, e per i greci soltanto le vergini potevano officiare i riti dionisiaci.

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