Il Quarto Vangelo
di Luca Bortolazzi · · 1 minuto di lettura
Il Vangelo di Giovanni non è un vangelo è una Testimonianza di ciò che è realmente accaduto, perché certi eventi potevano essere raccontati in quel modo solo da una persona vissuta in quel periodo ed era talmente coinvolta nei fatti, che viene descritta come colui che “Gesù amava”: il suo discepolo prediletto, non soltanto un testimone oculare delle vicende narrate ma colui "che stava presso la croce", insieme a Maria Maddalena e a sua madre Maria, la cui condanna per adulterio, nonostante Gesù l’avesse salvata dalla lapidazione e lei l’abbia seguito per tutta la vita, è stata confermata da Saulo che poi è stato fatto santo dalla Chiesa e nominato Paolo, e liquidata come una prostituta. Giovanni, il discepolo del Signore, colui che riposò sul suo petto, scrive che il suo amante “scoppia in lacrime per la morte di Lazzaro”, e lo rende divino dichiarando la sua umanità. Mentre i vangeli sinottici descrivono la predicazione di Gesù, Giovanni racconta la vita di Yeshua, una persona che proveniva da Nazareth, un luogo storicamente definito, una cittadina palestinese situata in una provincia romana, un territorio conquistato combattendo una guerra all’ultimo sangue che prosegue nei secoli dei secoli. Tuttavia, i suoi abitanti non si sono mai arresi, nonostante abbiano sempre cercato di domarli, ma a prezzo delle urla dei loro bambini continuano tuttora a resistere. Se questo è vero chi sono allora gli ebrei? Sono quei palestinesi che quando gli egiziani hanno conquistato la terra di Canaan hanno reso schiavi e portato con loro in Egitto; e cos’è il cristianesimo?