Come andarono le cose in Palestina duemila anni fa o giù di lì
di Luca Bortolazzi · · 3 minuti di lettura
C’era una volta un ragazzino di umili origini, figlio di un falegname, che pascolava le capre nelle steppe di Nazaret. Come tutti gli ebrei andava in Sinagoga insieme alla sua famiglia e lì fu notato dal rabbino per la sua intelligenza e la sua bellezza, che lo prese con sé. Lo istruì e lo amò di amore carnale, finché Yeshua decise che era giunto il momento per andarsene. Seguendo la via della seta giunse in India dove si trattenne per molti anni. Quando tornò si fece battezzare da Giovanni e iniziò la sua predicazione. Non fece miracoli ma operò guarigioni, aveva conoscenze di medicina e un grande potere taumaturgico. Predicava l’amore, la pace e la fratellanza fra gli uomini, in quanto figli di Dio. Aveva solo dodici seguaci e non faceva male a nessuno ma era un fenomeno marginale al tempo, come testimonia Tacito. Un giorno incontrò una donna che stava per essere lapidata per adulterio, e disse “scagli la prima pietra chi non ha peccato”. Nessuno osò farlo e la donna fu salva, era Maria Maddalena, che lo seguì e divenne la sua compagna, ma non l’unica. C’era anche Giovanni, il discepolo che Yeshua amava. Se ebbero figli o meno non è dato sapere ma si amarono reciprocamente di un amore puro. Fu lei che lo tirò giù dalla croce e non la vecchia madre inferma.
Via i mercanti dal tempio!
Yeshua cacciò i mercanti dal Tempio perché considerava empio commerciare nella casa del Signore, accanendosi sui cambiavalute, i più ricchi, che osavano commerciare denaro all’interno della sacra cinta muraria, e questi dissero ai sacerdoti che non avrebbero pagato la tangente finché non fossero lasciati in pace a vendere le loro mercanzie. I sacerdoti andarono su tutte le furie perché si spartivano il denaro dei mercanti. E quando Ponzio Pilato chiese se volessero liberare Barabba o Yeshua, questi, insieme al popolo di Gerusalemme, che viveva intorno al tempio, scelsero Barabba! E Pilato se ne lavò le mani. Ma spinto dalla moglie Claudia Valeria Procula, affascinata da quell’uomo che predicava l’amore e la pace tra gli uomini, organizzò una finta condanna a morte.
La crocifissione
Disse ai soldati di non rompere le gambe a Yeshua perché altrimenti, appeso solo per le mani, sarebbe morto di asfissia e sotto i piedi ordinò che mettessero un cuneo di legno. Ordinò che fosse inchiodato sempre per lo stesso motivo e non legato alla croce, perché i lacci si possono muovere. Nonostante ciò dopo un lungo periodo di crocifissione Yeshua stava tirando le cuoia per uno pneumotorace, così un soldato lo infilzò con una lancia nel polmone ma senza giungere al cuore, altrimenti il sangue sarebbe uscito a fiotti dalla ferita, mentre uscì solo acqua mista a sangue. Quel soldato lo aveva salvato. Svenuto, fu tirato giù dalla croce, avvolto in un lenzuolo, e messo nel sepolcro che avevano preparato per lui, quello di Giuseppe di Arimatea, un ricco discepolo che si era offerto sua sponte o con denaro. Gli fu dato da bere e la grotta fu chiusa dall’esterno da un grande masso. Il popolo era stato accontentato e i mercanti poterono riprendere i loro commerci. I sacerdoti erano appagati, avrebbero continuato a ricevere le loro tangenti. Solo tre donne sapevano che Yeshua non era morto: Claudia, l’artefice della messa in scena, Maria, la madre, e Maddalena, la compagna, oltre a Ponzio Pilato e il comandante dei soldati romani che l’avevano crocifisso, il cui nome purtroppo si è perso nei meandri della storia.
La resurrezione
Dopo tre giorni i soldati romani nottetempo spostarono la pietra, presero Yeshua e lo fecero uscire. Claudia gli medicò le ferite, gli diede da bere e da mangiare e lo condusse dalla madre, pregandolo di non farsi mai più rivedere in pubblico. Yeshua rimase qualche giorno con i suoi discepoli e poi insieme a Maddalena riprese la via dell’Oriente. Divenne un maestro e morì in tarda età nel Kashmir, regione divisa e contesa tra Pakistan, India e Cina, e fu seppellito a Srinagar, dove la sua cripta è tutt’oggi venerata. Questa è la storia dell’affascinante rabbino dissidente che Paolo utilizzò per costruire la figura del Cristo, l’Unto del Signore e tutto ciò che ne consegue.