La parola pace ha perso il suo fascino?
di Luca Bortolazzi · · 13 minuti di lettura
C’è silenzio, un silenzio di tomba. Missili da crociera Tomahawk, missili SM-6 e missili ipersonici vengono dispiegati in Germania, il paese rimane in silenzio, l’Europa tace. Nessuna protesta, nessuna manifestazione. La Germania è l’unico Paese in Europa a cui questi sistemi d’arma statunitensi sono destinati. Sono puntati contro la Russia. Perché c’è tanto silenzio? Perché è estate, perché ci sono le vacanze? Perché la dichiarazione di Stati Uniti e Germania sul dispiegamento è incredibilmente concisa e asciutta? È lunga solo nove righe. Il silenzio ha forse a che fare con il fatto che sembra esserci ancora tempo? Dopotutto, il dispiegamento non inizierà prima del 2026. Oppure perché si è convinti che questi missili “porteranno solo pace”?
“In futuro dal suolo tedesco uscirà solo la pace”: questa è stata la promessa fatta dai due Stati tedeschi nel 1990 con il Trattato Due più Quattro. La DDR e la Repubblica Federale erano i due Stati; i quattro erano Francia, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Stati Uniti. Questo trattato ha aperto la strada alla riunificazione tedesca. La pace viene dunque da questi nuovi missili, che potrebbero essere dotati di armi nucleari? Oppure questa promessa ha assunto un significato diverso dopo la guerra in Ucraina, perché la deterrenza è ora più importante del disarmo? I tempi sono diventati così guerreschi che non ha più senso parlare di disarmo? La parola pace ha perso il suo fascino? Dietro questi punti interrogativi c’è il silenzio.
Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che reagirà in modo “speculare”. Quando a un’azione minacciosa si reagisce con una minaccia maggiore, e gli avversari hanno contro-reazioni che si alimentano reciprocamente, questa si chiama escalation. L’escalation significherà che i missili a lungo raggio, che in teoria possono essere dotati di armi nucleari, lo saranno anche in pratica. Bertold Brecht aveva messo in guardia da questa corsa al riarmo decenni fa. “La grande Cartagine”, scriveva nel 1951, “ha combattuto tre guerre. Era ancora potente dopo la prima, ancora abitabile dopo la seconda. Dopo la terza non fu più possibile trovarla”. Sembra un’affermazione agitata, ma è la verità. E nella gravità della situazione, l’agitazione è meglio dell’apatia. In una terza guerra mondiale, l’Europa sarebbe come Cartagine, o peggio. I cavalieri dell’apocalisse sono ora armati di armi nucleari.
Il Cancelliere tedesco Olaf Scholz ha definito la decisione di installare i nuovi missili statunitensi in Germania una “decisione molto buona”. Deve dire questo perché nel suo giuramento ha promesso di evitare danni al popolo tedesco? Quanto è grande il pericolo che la Germania diventi un campo di battaglia? Era questa la paura che ha segnato le proteste contro il riarmo negli anni ’80, quando i missili Pershing II vennero installati nella Repubblica Federale. La guerra nucleare, si diceva allora, durante le grandi manifestazioni, diventava “più precisa e più controllabile” con i missili Pershing; la soglia di inibizione al loro uso si sarebbe quindi abbassata. I Tomahawk che vengono ora impiegati meritano davvero la parola “preciso”. E, a differenza dei Pershing, possono raggiungere Mosca. Questo aumenta o diminuisce il rischio che Mosca cerchi di eliminare questi missili in modo preventivo?
In Germania c’è un tale silenzio che si sente ancora l’eco delle vecchie proteste, quelle di allora, quando in tutta Europa c’era un movimento per la pace. Era quaranta, quarantacinque anni fa. Allora milioni di persone scesero in piazza con lo slogan “No alla morte nucleare” e protestarono contro la “doppia decisione” della Nato di installare i missili e avviare trattative con Mosca. In Germania, questo era il tema centrale delle proteste, con la manifestazione pacifista all’Hofgarten di Bonn dell’ottobre 1981, seguita dai numerosi blocchi contro i trasporti dei missili a Mutlangen. Tra chi ha sbarrato le strade ai missili c’erano scrittori come Günther Grass e Heinrich Böll, uomini e donne di chiesa, artisti e docenti universitari, e poi grandi masse di persone senza nome.
La magistratura tedesca punì in particolare questi ultimi per i blocchi stradali e applicò le sanzioni anche dopo che i missili erano già stati ritirati per effetto del trattato di disarmo INF. Il trucco della “doppia decisione” NATO consisteva nel fatto che il riarmo era legato alle trattative per il disarmo con i sovietici: era rischioso, ma funzionò. L’esperto di politica estera della SPD Egon Bahr disse in seguito che l’intenzione era quella di creare una sorta di situazione di ricatto. All’epoca ebbe successo: nel 1987, il trattato di disarmo INF fu firmato dai capi di Stato Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan. Ma fu poi cancellato dagli Stati Uniti sotto il presidente Trump nel 2019, dopo accuse reciproche di mancato rispetto del trattato. Si è agito e si agisce tuttora come se il disarmo fosse un formaggio – un formaggio con dei “buchi”, che non viene più realizzato proprio a causa di questi “buchi”.
La Germania, alle prese con una crisi di governo che sfocerà nelle elezioni anticipate concordate per il 23 febbraio 2025, è lo Stato Ue che più ha subito le ripercussioni economiche della guerra in Ucraina. Con il taglio alle consistenti forniture di gas russo, la crisi energetica, il rallentamento dell’industria, il calo del Pil. E politicamente con l’esplosione dei consensi per l’estrema destra sovranista, xenofoba e antieuropea. A questo va aggiunto l’aumento della spesa militare, in contributi alla Nato e forniture dirette all’Ucraina.
La telefonata di Scholz a Putin
Venerdì 15 novembre Olaf Scholz ha chiamato Vladimir Putin. I due non si sentivano dal dicembre del 2022.
Scholz ha telefonato alla persona che Antonio Guterres, Segretario Generale ONU, era andato a stringere personalmente la mano, tre settimane prima al vertice dei Brics a Kazan, nonostante secondo la Tribunale internazionale dell'Aia dell’Aja, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, vada processato per crimini di guerra. Dopo due mesi di schermaglie fatte di mezzi annunci e smentite, alla fine la telefonata tra Vladimir Putin e Olaf Scholz c'è stata.
Un colloquio probabilmente accelerato dalla vittoria di Donald Trump, con il quale il cancelliere tedesco si è sentito la scorsa settimana per poi annunciare di essere pronto a "lavorare insieme per il ritorno della pace in Europa".
La telefonata si è chiusa con l’impegno reciproco a «mantenere le comunicazioni», ha detto alla Tass una fonte del governo tedesco. Interpretando correttamente il significato della telefonata, ma sorvolando sul fatto che l’aria è cambiata, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto al cancelliere, che l’ha preavvertito, che chiamare Putin avrebbe «aiutato il presidente russo a ridurre il suo isolamento e sostanzialmente, a far continuare la guerra in Ucraina». Deduzione forse frettolosa. Perché i due capi di stato hanno evocato la possibilità di un accordo per porre fine al conflitto. In termini, inevitabilmente, punitivi per Kiev. L’unico accordo che Putin potrebbe accettare, ha ribadito lui stesso, dovrebbe «basarsi sulle nuove realtà territoriali». Ovvero: vuole annettere quanto meno la Crimea presa nel 2014 e le porzioni del Donbass occupate dall’armata russa. Scholz, fa sapere Berlino, «ha condannato la guerra di aggressione», esortando Putin «a ritirare le truppe» e «negoziare con l’obiettivo di raggiungere una pace giusta e duratura, sottolineando la determinazione incrollabile della Germania a sostenere
Ma i resoconti ufficiali descrivono uno scambio di opinioni duro ("franco", nel linguaggio diplomatico usato dal Cremlino) che non sembra lasciare spazio a veri spiragli per la fine del conflitto in Ucraina in tempi brevi. La conversazione è stata resa nota sia da Berlino sia da Mosca, contrariamente a quella fra Trump e Putin, che secondo il Washington Post sarebbe avvenuta due giorni dopo il voto negli Usa ma che è stata smentita dal Cremlino e non confermata dallo staff del presidente eletto americano.
Trump ha promesso che la sua amministrazione lavorerà "molto duramente su Russia e Ucraina", perché "la devono smettere". Mentre il ministro degli Esteri russo Lavrov ha affermato di aspettare le proposte del tycoon, anche se non sa in cosa consistano, perché "quando un politico dice di non essere per la guerra ma per la pace merita in ogni caso attenzione".
Putin e Scholz dal canto loro hanno parlato per la prima volta due anni dopo l'ultima telefonata tra loro, all'inizio di dicembre 2022. Come allora, dopo il colloquio è stato annunciato che i contatti continueranno, almeno tra i rispettivi staff. Ma le parti hanno affermato di aver tenuto duro sulle loro posizioni. Il governo tedesco ha detto che il cancelliere ha esortato la Russia a ritirare le truppe ed "essere disposta a negoziare con l'Ucraina" per "una pace giusta e duratura". Scholz ha anche sottolineato "la determinazione della Germania a sostenere Kiev per tutto il tempo necessario nella sua lotta difensiva contro l'aggressione russa".
Le stesse cose dette due anni fa, almeno secondo quanto annunciato pubblicamente. Putin ha messo subito le carte in tavola: un possibile accordo per la fine del conflitto deve "basarsi sulle nuove realtà territoriali", cioè su quanto conquistato finora da Mosca. Anzi, di più. Il Cremlino ha ricordato che Putin, in un discorso al ministero degli Esteri, ha posto come condizioni per un cessate il fuoco il ritiro delle forze ucraine dalle quattro regioni parzialmente occupate (Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson) e l'impegno ufficiale di Kiev a non entrare nella Nato.
Impossibile sapere se i due leader si siano limitati a questo o se invece sia emersa qualche novità. Il contenuto della conversazione è stato riferito da Scholz ai partner europei, secondo lo Spiegel. Mentre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, pur esprimendo "soddisfazione" per il fatto che il cancelliere abbia contattato Putin, ha sottolineato che "non si può dire che ci sia stata una qualche coincidenza di opinioni".
Il colloquio è stato tuttavia sufficiente per mettere in allarme Volodymyr Zelensky. A Scholz, che lo ha contattato prima di chiamare Putin, il presidente ucraino ha detto che con la sua iniziativa "aiuterà il presidente russo a ridurre il suo isolamento e, in ultima analisi, a far proseguire la guerra in Ucraina". Gli stessi concetti espressi dal ministero degli Esteri di Kiev, secondo il quale nei confronti di Putin sono necessarie "azioni concrete e forti, non persuasione e tentativi di appeasement, che vede come segni di debolezza e usa a suo favore".
Più tenero si è mostrato Zelensky verso Trump. Sotto la sua amministrazione, ha detto in un'intervista a Suspilne, "la guerra della Russia contro l'Ucraina finirà prima, anche se non esiste una data esatta". Inoltre, ha aggiunto il leader ucraino, con il presidente eletto si è sviluppata "un'interazione costruttiva", sostenendo che il tycoon gli avrebbe chiesto di partecipare ai negoziati con la Russia. Intanto però i combattimenti, e i bombardamenti, continuano.
L'ufficio del procuratore generale ucraino ha riferito che una donna di 35 anni è morta e dieci persone sono rimaste ferite in un attacco aereo russo sulla città portuale di Odessa la scorsa notte. Mentre il ministero della Difesa russo ha annunciato che le forze di Mosca hanno conquistato un altro villaggio nell'est dell'Ucraina: Stepanovka, nella regione di Donetsk.
Il giorno seguente il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha autorizzato per la prima volta l'Ucraina a usare i missili a lungo raggio di fabbricazione americana per difendere i propri soldati nella regione russa di Kursk Russia. Lo riportano i media americani. Ma l'annuncio non basta al leader ucraino. "Gli attacchi non si eseguono a parole. Tali cose non si annunciano. I missili parleranno da soli". Lo dice il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, secondo i media ucraini, commentando le notizie sulla decisione degli Stati Uniti.
Le forze ucraine potranno utilizzare i missili a lunga gittata statunitensi anche per colpire il territorio russo. L'autorizzazione, per la prima volta nella storia del conflitto, arriva direttamente dal presidente Usa Joe Biden, a poco meno di due mesi dalla fine del suo mandato alla Casa Bianca. I missili, secondo il New York Times, verranno usati inizialmente contro le forze russe e nordcoreane impiegate a difesa della regione di Kursk, nella Russia occidentale. Il via libera all'uso dei missili a lungo raggio, conosciuti anche come Army Tactical Missile Systems, è arrivato in risposta alla decisione di Mosca di coinvolgere nel conflitto soldati nordcoreani. Una scelta, sempre secondo il NYT, che ha diviso i consiglieri di Biden e creato non pochi timori alla Casa Bianca per la reazione che ci si attende da Vladimir Putin.
Biden negli ultimi giorni si è visto "superare" dalle iniziative del suo successore, Donald Trump, che ha fatto pressione sullo stesso Putin per mettere fine al conflitto, accettando il congelamento della situazione attuale della guerra. Trump aveva anche sostenuto che il sostegno militare all'Ucraina doveva essere limitato.
Il via libera di Washington arriva poche ore dopo la violenta offensiva di Mosca: le forze russe nella notte e all'alba hanno lanciato centinaia di missili e droni contro la rete energetica ucraina uccidendo sette persone e costringendo Kiev ad annunciare il razionamento dell’elettricità a livello nazionale a partire da domani. Ukrenergo, il principale fornitore di energia ucraino, ha fatto già sapere che saranno introdotti blackout e restrizioni sui consumi "in tutte le regioni".
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che circa 120 missili e 90 droni sono stati lanciati contro l'Ucraina in un attacco a livello nazionale che Zelensky ha definito opera di "terroristi russi".
Secondo Andrii Sybiha, ministro degli Esteri ucraino, "la Russia ha lanciato uno dei più grandi attacchi aerei" dall'inizio della offensiva, "droni e missili contro città pacifiche, civili addormentati e infrastrutture critiche". Sybiha ha aggiunto che l'attacco sferrato dalla Russia è la "vera risposta" di Mosca ai leader che hanno riaperto un canale di comunicazione con il Cremlino nei giorni scorsi: le parole del ministro ucraino sembrano riferirsi al cancelliere tedesco, Olaf Scholz per la prima volta dal dicembre del 2022. Ma forse anche allo stesso Trump.
Per ora il Cremlino tace, anche se una reazione alla decisione di Biden è facile che arrivi nelle prossime ore. Secondo Leonid Slutsky, capo della commissione per gli affari internazionali della Duma di Stato e leader del partito Liberal-democratico russo, formazione populista di destra, l'eventuale permesso degli Stati Uniti di lanciare attacchi missilistici ATACMS sul territorio russo comporterà inevitabilmente una "escalation" e una "risposta dura" da parte di Mosca.
"Se le notizie saranno confermate, ciò significherà solo una cosa: la partecipazione diretta degli Stati Uniti al conflitto in Ucraina, che inevitabilmente comporterà la risposta più dura da parte della Russia, in base alle minacce che verranno create per il nostro Paese", ha detto Slutsky.
Il via libera di Joe Biden all'Ucraina per utilizzare i missili di fabbricazione Usa in territorio russo potrebbero essere decisivi per cambiare il corso del conflitto. Lo sostiene una analisi pubblicata dalla CNN che ha interpellato a riguardo diversi osservatori e analisti.
È troppo tardi perché i sistemi missilistici tattici di fabbricazione statunitense facciano la differenza se colpiscono obiettivi nel profondo della Russia?
La risposta è complessa e forse spiega in parte la riluttanza dell'amministrazione Biden a concedere l'autorizzazione". In primo luogo, secondo l'analisi della CNN, l'Ucraina può disporre di una scorta limitata di ATACMS. Quindi, anche se Kiev fosse in grado di colpire in profondità in Russia (e la gittata più lunga degli ATACMS è di 100 km), non produrrà un cambiamento improvviso sul campo di battaglia. L'Ucraina quindi non avrà abbastanza ATACMS per cambiare il corso della guerra. In secondo luogo, l'Ucraina è riuscita a penetrare più a fondo in Russia utilizzando droni di produzione nazionale e più economici. Questi missili sembrano aver causato scompiglio negli aeroporti di Mosca e nell'infrastruttura energetica russa. In terzo luogo, l'autorizzazione a utilizzare missili di precisione statunitensi per colpire più in profondità all'interno della Russia è, a quanto pare, "piuttosto provocatoria".
"È vero che Mosca è attualmente piuttosto debole militarmente ed è improbabile che cerchi un conflitto totale con la NATO o gli Stati Uniti. Ma a un certo punto, il Cremlino cercherà di ripristinare la sua deterrenza. I servizi segreti di Mosca sono stati accusati di sabotaggio di obiettivi civili in tutta Europa, compresi i recenti resoconti di pacchi esplosivi piazzati su aerei.