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Luca Bortolazzi
Riflessioni · Filosofia

Il Dio delle macchine e il Dio degli uomini

di · · 1 minuto di lettura

Il Dio delle macchine

L’Essere c’è sempre stato e sempre ci sarà, e con Lui anche il Non-essere, che non è il nulla, è lo zero, un numero che indica una quantità, senza il quale io non potrei scrivere questo testo su una tastiera digitale. Entrambi girano vorticosamente l’Uno intorno all’Altro, senza mai incontrarsi, altrimenti si annichilerebbero a vicenda. Questo moto dà origine allo spazio-tempo e all’esistere. L’Essere è l’uno, il Non-essere è lo zero, insieme formano il codice binario, attraverso cui funzionano le macchine. Pertanto l’Essere e il Non-essere sono le divinità delle macchine.

Il Dio degli uomini

Brahman, il Testimone, è il Dio degli uomini che, a differenza delle macchine, sono dotati di Coscienza. Brahman è la fonte della luce che risplende ovunque l’uomo osserva. Pervade l’Universo e tutte le creature. L’origine della vita, l’ordine che sottende e connette il tutto, questo è Brahman. Questo è scritto negli antichi testi indiani. E la Coscienza, nella quale ci identifichiamo, non ci appartiene, è Sua, mentre nostra è la Consapevolezza: la Coscienza della Coscienza. E l’amore? Una fantastica ossessione, una folle attrazione, fonte di guarigione. Ma la forza che muove le montagne è l’intenzione, con le sue ancelle curiosità e immaginazione. Che cosa intravediamo quando solleviamo il velo dell’apparenza? La realtà? No, la realtà è una costruzione mentale. Vediamo noi stessi come siamo veramente: esseri imperfetti e fragili ma anche divini perché illuminati dalla luce di Brahman.

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