Alastor
di Luca Bortolazzi · · 4 minuti di lettura
Alastore (in greco antico: Ἀλάστωρ, Alàstor) è una figura della mitologia greca e corrisponde alla personificazione della vendetta e delle lotte familiari ed è stato associato anche con i peccati che si tramandano dal padre al figlio. Come un genio o uno spirito della casata nella mitologia romana, ha spesso incitato le persone ad uccidere o a compiere altri peccati.
In origine era un mortale, figlio di Neleo il re di Pilo, fu poi abbassato di grado a demone minore dopo che Eracle uccise lui e i suoi fratelli.
Influenza culturale
Alastor è il nome del cavallo di Filippo II di Macedonia, il grande condottiero padre di Alessandro Magno. Celeberrimo per la sua bellezza, indomabilità e velocità, il cavallo venne chiamato così proprio a causa delle sue caratteristiche che ricordavano quelle del temuto spirito della mitologia classica. Il cavallo di Alessandro si chiamava Bucefalo. Βουκέφαλος il suo nome deriva dal greco βοῦς (boûs), bue e da κεφαλή (kephalḗ), testa e significherebbe quindi "testa di bue".
Nella demonologia cristiana, Alastor diventa il capo esecutore del re dell'inferno. È citato nel Dizionario infernale di Jacques Collin de Plancy.
Bucefalo era della migliore razza tessalica. Alcune ipotesi sostengono fosse un esemplare dell'odierna razza Akhal-Teke, discendente dal cavallo turcomanno. Secondo alcuni la testa di bue di Bucefalo era un'allusione alla sua imponente stazza (molto più grande degli altri cavalli dell'epoca) e alla sua somiglianza con tale animale: fronte larga, narici distanti, profilo leggermente concavo (caratteristico dei cavalli di razza orientale, in particolar modo della razza della Tessaglia). Numerosi studi sembrano però dimostrare che bucefalo fosse il nome utilizzato per indicare i cavalli provenienti dalla Tessaglia, in quanto in quella regione si era soliti marchiare questi animali con la lettera greca alpha, rappresentata in alfabeto arcaico come una testa di bue. Bucefalo aveva un mantello nero e una stella bianca sulla fronte ed un occhio azzurro, di colore diverso dall'altro; sul fianco portava una macchia a forma di toro. Queste caratteristiche si desumono da un misto di descrizioni storiche e leggendarie: Alexandre de Paris, ad esempio, nel Romanzo di Alessandro, lo descrive addirittura come un essere mostruoso, coi fianchi bianchi e neri e la groppa fulva, la coda di pavone e gli occhi di leone. Nell'immaginario collettivo, inoltre, Bucefalo ricorre anche come unicorno, e come mangiatore di uomini, tanto che nessuno osa entrare nella sua stalla murata, poiché il suo grido è agghiacciante per qualsiasi essere umano.
Gruppi di uomini si sono sempre identificati come differenti e distinti da altri gruppi coi quali confinavano territorialmente, ma queste differenze sono state intese come naturali, mutabili e globali.
Allora perché abbiamo smesso di parlare di popoli e abbiamo iniziato a parlare di razze? Cosa significa parlare di razze? La razza e il sesso sono sempre stati al centro del dibattito politico, sono i temi più dibattuti, sono ciò che comunichiamo confrontandoci con gli altri, e tutti li chiamano in causa indipendentemente dall’appartenenza politica o religiosa. Perché?
La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, emanata a Versailles mercoledì 26 agosto 1789, in alcuni francesi dei ceti altoborghesi politicamente orientati o illuminati da idee altrui, seguendo l’esempio degli inglesi e degli americani, hanno detto di essere uomini e l’hanno sbattuto in faccia all’intera umanità, dicendo che da quel momento in poi dovranno essere trattati da tutti come tali il Contratto che molti hanno inserito nelle carte costituzionali, leggi o trattati, e ha ripreso, insieme al Bill of Rights, l’Assemblea delle Nazioni Unite nella sua terza sessione mediante la risoluzione 217 A, nota come Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata il 10 dicembre 1948, guarda caso a Parigi, parla di razza. Anche la pietra angolare, il cardine della civiltà occidentale è razzista? Ovviamente no, e allora?
“Il concetto europeo di razza, assieme a tutte le ideologie ad esso associate, iniziò a farsi strada con la rivoluzione scientifica che introdusse gli studi sulla natura umana, oltre che con l'età del colonialismo europeo che stabilì relazioni politiche e commerciali tra gli europei e popoli con distinte tradizioni politiche e culturali”.
Che cosa significa “CONCETTO EUROPEO DI RAZZA”? La risposta non è facile perché la domanda è un’altra. Perché abbiamo smesso di essere popoli e siamo diventati razze?