Scritti sull’Occidente
di Luca Bortolazzi · · 7 capitoli · 25 minuti di lettura
Perché gli uomini fanno la guerra?
Nel 1933 è stato pubblicato il carteggio tra Albert Einstein e Sigmund Freud, intitolato “Warum Krieg?” di cui Bollati Boringhieri ha curato l’edizione italiana, uscita nel 1997 con il titolo di “Perché la guerra?”, che conteneva la corrispondenza tra due uomini geniali che all’inizio degli anni ’30 del Novecento s’interrogavano sulle ragioni della guerra e in particolare della guerra di sterminio che avrebbe potuto mettere una seria ipoteca sulla stessa sopravvivenza della civiltà, sulla base dell’applicazione delle conoscenze scientifiche moderne in campo militare. In particolare, in una lettera del 1932 Einstein sosteneva di non capire come mai gli esseri umani continuassero a desiderare morte e distruzione e ne chiedeva a Freud, che sapeva essere profondo conoscitore degli “oscuri istinti” dell’animo umano, la spiegazione. Freud rispose con una certa sufficienza che esistono due forze contrapposte da cui gli uomini da sempre sono dominati: una antica e ancestrale che chiamava Tanatos e un’altra più recente chiamata Eros, che Freud come ben sappiamo non poteva definire altrimenti. Tanatos esisteva anche prima dell’evoluzione della nostra specie, e si identifica con la competizione per la sopravvivenza che genera il conflitto tra gli individui per appropriarsi di risorse limitate e quindi sopravvivere. Questa è la forza che da Darwin in poi chiamiamo “selezione naturale”: solo il più forte sopravvive e trasmette i suoi geni alle generazioni future. Ci dimostra che Madre Natura è spietata, ma anche che questa crudeltà è funzionale alla conservazione della specie. Ma quando grazie all’evoluzione si sono sviluppate l’intelligenza e le facoltà cognitive, la specie homo ha imparato a comunicare, e comunicando le proprie intenzioni ha abbattuto quel muro di paura e diffidenza che separava gli individui, che invece di competere hanno iniziato a collaborare, e la specie homo ha imparato che alleandosi si potevano avere dei vantaggi sia nella ricerca del cibo, sia nella difesa dai predatori, sia nella capacità di prendersi cura delle persone più fragili, in particolare bambini e anziani, ma anche degli individui più deboli che da soli non sarebbero mai riusciti a procacciarsi il cibo necessario per sopravvivere. E quindi anche loro hanno potuto riprodursi e trasmettere il loro patrimonio genetico. Tutto ciò ha permesso la nascita della civiltà con essa e di tutto ciò che ci procura piacere e orgoglio in quanto esseri umani, come l’arte, la conoscenza e in seguito la letteratura. Ma non dobbiamo mai dimenticare che alla base di ogni civiltà c’è la condivisione. E questa è una delle cose per cui non sono d’accordo con quanto sostiene Federico Rampini nel suo libro “Grazie, Occidente”, perché è indubbiamente vero che in Europa sono nate non solo la scienza (le cui basi matematiche provengono dagli antichi greci e dagli arabi) e la democrazia (grazie alla secolarizzazione dei valori di cristiani come libertà ed eguaglianza), che in Italia c’è stato il Rinascimento e in Francia l’Illuminismo, tutte cose che ci rendono orgogliosi di essere occidentali, e molti come Rampini si vantano di questo, ma abbiamo anche eretto la Statua della Libertà, che non è altro che il simbolo della nostra devozione alla Dea Ragione, e senza capire che non si può parlare di Occidente come un’entità unitaria a partire da Lutero e arrivando fino a Marx. Ma l’invenzione dell’inconscio e soprattutto il recente sviluppo delle neuroscienze e delle tecnologie digitali hanno rimesso seriamente in discussione la ragione e la sua reale capacità di determinare il nostro comportamento. Già Freud aveva scoperto che l’essere umano non è il capitano della sua nave, che traccia e determina la rotta da seguire, con Jung l’uomo ha acquistato una dimensione collettiva, la ciurma, ma le neuroscienze hanno dimostrato che i veri motivi che spiegano il nostro comportamento sono del tutto irrazionali e inconsapevoli perché sono di natura emotiva e dipendono da determinate aree del cervello molto più antiche, come l’amigdala e l’ippocampo, rispetto ai lobi frontali e alla corteccia. Per questo l’uomo non è capace di autodeterminarsi, come auspicava Nietzsche, ma solo di rivestire a posteriori con spiegazioni razionali la vera natura dei suoi comportamenti, mentre i reali motori sono cose come il desiderio di affermarsi sugli altri e contro gli altri, la volontà di dominio e di potenza, che spiega la politica estera di molti stati, la pulsione di autodistruzione, il bisogno di credere in qualcosa di esterno e in verità preconfezionate che ci forniscono un sistema di valori, una visione del mondo e dei rapporti con gli altri che solo poche persone, grazie alle loro facoltà critiche e analitiche e alla loro esperienza, sono in grado di acquisire. Ma rimangono la democrazia e la scienza grazie alle quali riteniamo non solo di essere migliori degli altri, ma crediamo che il resto del mondo non aspetti altro che diventare come noi. Tutte cose profondamente false. La democrazia si è svuotata progressivamente dei valori sui quali era stata costruita ed è diventata un’ideologia, in base alla quale certi governi giustificano la loro politica di potenza, come gli Stati Uniti, quando senza alcun mandato dell’Onu, hanno aggredito e conquistato l’Iraq e l’Afghanistan: in quell’occasione George Bush ha dichiarato che lo facevano per “esportare la democrazia”, una democrazia che loro stessi non avevano più. E la scienza sicuramente di per sé rappresenta una grande conquista, ma la scienza applicata, ovvero la tecnologia, ha prodotto la macchina a vapore e la rivoluzione industriale, i cui devastanti effetti sull’ambiente si ripercuotono contro di noi, come osserviamo tutti i giorni, e anche le armi termonucleari che potrebbero spazzare via la nostra civiltà. Allora perché crediamo di essere migliori degli altri?
Esiste forse un solo motivo reale per cui si può ancora parlare di Occidente: abbiamo imparato a separare la politica dalla religione, ma non grazie a Macchiavelli o a concetti astratti, ma perché in nome della religione ci siamo scannati per secoli e dopo la Guerra dei Trent’anni che ha dilaniato e spopolato non solo l’Europa centrale che allora si chiamava Sacro Romano Impero ma intere altre regioni come la Boemia e il Monferrato, abbiamo detto basta. Perciò alla Pace di Vestfalia (che ha ridisegnato l’intero assetto geopolitico del nostro continente che è durato fino alla fine della Grande Guerra), i veri vincitori, i Paesi Bassi, in nome della libertà religiosa, si sono opposti alla mediazione della Chiesa Cattolica e a hanno chiesto l’intervento della Repubblica di Venezia. Ed effettivamente abbiamo separato la politica dall’ideologia religiosa, ma abbiamo sostituito la religione con altre ideologie, come il liberalismo, il socialismo, il comunismo … e infine abbiamo creato una nuova religione e un nuovo dio, che si chiamano economia e denaro. E crediamo in essi esattamente come gli uomini medievali credevano nel cristianesimo: si tratta di un atto di fede. Come l’uomo medievale non leggeva i testi sacri, perché solitamente era analfabeta e non conosceva il latino, così noi crediamo nell’economia senza aver letto i libri dei grandi economisti, come Adam Smith, David Ricardo, Stuart Mills, John Maynard Keynes e tanti altri. E siccome l’uomo occidentale non crede veramente a niente che non sia scientificamente dimostrato, ci hanno detto che l’economia è una scienza, e tanto ci basta. Ma purtroppo o per fortuna l’economia non ha nulla di scientifico perché si fonda su premesse errate, false e tendenzialmente pericolose. Ad esempio, identificare la crescita economica con il progresso, oppure che per mantenere lo stesso tenore di vita bisogna crescere in continuazione. Questi assiomi non solo sono falsi, ma sono il vero motivo del fatto che stiamo correndo a lunghe falcate verso l’autoannientamento. E queste presunte “leggi dell’economia” sono l’unica cosa che siamo realmente riusciti a esportare in tutto il mondo, e per questo per un certo periodo si è parlato di “globalizzazione” o di “economia mondiale”. E perciò infine mi chiedo questo: perché se ormai l’unica cosa in cui crediamo, e per mezzo della quale tendiamo a spiegare tutto ciò che accade nel mondo, è l’economia e l’unico vero dio che abbiamo è il denaro, se siamo convinti di questo, come possiamo criticare gli altri se hanno una fede e un’identità diversa dalla nostra?
A proposito di Niesztsche e della teoria del Superuomo.
Il grande intellettuale tedesco è stato uno dei filosofi meno compresi e più travisati della storia. La teoria del Superuomo è stata persino considerata da molti una delle basi concettuali del nazismo. Niente di più falso. Nietszsche si è reso conto che per la prima volta nella storia l'essere umano aveva la possibilità di autodeterminarsi, cioè di decidere da solo come comportarsi esercitando il suo spirito critico, senza essere costretto a subire passivamente una visione del mondo e delle relazioni tra le persone preconfezionate. Purtroppo, si sbagliava. Noi occidentali da un pezzo non crediamo più nelle religioni storiche o nelle ideologie, a parte pochi fanatici, ma le abbiamo sostituite con una nuova religione e un nuovo Dio: l'Economia e il Denaro. Ed esattamente come l'uomo medievale credeva nel Cristianesimo senza leggere i testi sacri, così oggi noi crediamo nell'economia senza conoscere Adam Smith, David Ricardo, Stuart Mills o John Maynard Keynes. E crediamo anche che l'economia sia una scienza, cosa che non è affatto per tutta una serie di motivi che qui non il tempo di spiegare, basti pensare all'errore, foriero di conseguenze funeste, di identificare il progresso con la crescita materiale; l'economia non è soltanto basata su premesse false e contraddittorie ma non è in grado di prevedere il comportamento degli uomini e delle donne che nella maggior parte dei casi non è razionale. L’Homo Oeconomicus non è mai esistito, è soltanto un'invenzione che ci fornisce un'identità a cui non siamo disposti a rinunciare.
Grandezza e miseria dell'Occidente.
Federico Rampini nel suo recente libro "Grazie, Occidente" ha descritto una serie di conquiste intellettuali e sociali avvenute in Europa negli ultimi 500 anni, che noi sintetizzando chiamiamo modernità. Ma Rampini sostiene anche che noi uomini occidentali dovremmo essere orgogliosi di queste cose, come la democrazia e la scienza, che non solo abbiamo "inventato" ma anche esportato nel resto del mondo. Ma non si limita a dire questo, è convinto che per questo motivo l'Occidente sia il posto migliore e più interessante dove vivere. E questa conclusione non soltanto è profondamente falsa ma non è confermata dell'esperienza e dalla nostra vita quotidiana, e soprattutto genera la convinzione che tutti i popoli del pianeta cerchino di diventare come noi, e non lo fanno soltanto perché i loro governi non glielo consentono per motivi ideologici o religiosi. Noi condividiamo questa visione del mondo non solo con Rampini ma con la maggior parte degli intellettuali che hanno innalzato una statua alla Dea Ragione e compiono continuamente sacrifici in suo nome. Ma la realtà è molto diversa, perché ragionare e pensare non sono la stessa cosa. Ragionare vuol dire sottoporre la realtà a criteri che noi ci costruiamo e siccome verifichiamo alla luce dell'esperienza, crediamo essere giusti e imparziali. Questo è il metodo scientifico, che distingue cosa è vero da ciò che è falso e tenta di spiegare come funzionano le cose, che chiamiamo fenomeni e che ci permette di formulare certe conclusioni generali definite leggi. Ma non ci consente di spiegare perché esistano certi fenomeni e non altri, cosa che solo il pensiero riesce a comprendere. Perché gli antichi testi sacri indiani cinquemila anni fa sono arrivati alle stesse conclusioni delle più recenti teorie cosmologiche senza adottare alcun metodo sperimentale? Perché in seguito a certe osservazioni del telescopio Hubble oggi si parla di universo virtuale? Potete verificare facilmente quello che sto dicendo, non invento nulla. Ma a parte questo la vera ragione per cui non possiamo in alcun modo considerarci migliori di altri è che da più di un secolo le società occidentali stanno vivendo un periodo di profonda decadenza: non crediamo più in niente, a parte pochi fanatici, e pensiamo di comportarci razionalmente, a differenza degli altri popoli, perché riusciamo a massimizzare i nostri profitti in un mondo deteminato da leggi economiche. Ma l'homo oeconomicus è un'invenzione che non ha niente a che fare con la realtà. In primo luogo, perché l'economia non è una scienza ma un sistema di credenze fondate su principi falsi e contraddittori, come ad esempio identificare la crescita materiale con il progresso, oppure il fatto che le nostre economie debbano crescere indefinitivamente per permetterci di mantenere lo stesso tenore di vita, che ci condurranno all'autodistruzione, perché ci mettono in conflitto con la Natura. Bisogna tuttavia capire che la tendenza a distruggere la Natura e quindi anche noi stessi, non dipende soltanto da ragioni economiche, ma da una precisa volontà di autodistruzione, che non appartiene alle leggi della Natura né alle leggi degli uomini, ma è uno dei sintomi più gravi di certe malattie che affliggono gli individui come le società. Le società occidentali non sono soltanto in decadenza ma sono gravemente malate e perciò si estingueranno insieme al resto del mondo.
Perché l’uomo non può essere un “animale razionale”
Non definirei l'uomo un "animale razionale" perché non si comporta secondo dei criteri razionalmente definiti, ma piuttosto è dominato ma forze antiche e oscure, che Freud ha chiamato Tanatos (legge della natura) ed Eros (legge dell’uomo) e rientrano assieme ad altre pulsioni irrazionali, come ad esempio il bisogno di controllo e la volontà di dominio, nel più ampio spettro del concetto di Inconscio, e solo in seguito tenta di dare una spiegazione razionale ai suoi comportamenti, ma questa giustificazione solitamente non considera i fattori storici, culturali e antropologici ma soltanto quelli economici. Ma l'economia non è una scienza ma un insieme di credenze basate su premesse false e contraddittorie a cui noi crediamo nello stesso modo in cui l'uomo medievale credeva nel cristianesimo: pochi conoscevano i testi sacri anche perché non sapevano leggere e ancora meno sapevano il latino, così noi oggi non leggiamo Adam Smith, David Ricardo, John Stuart Mill o John Maynard Keynes, ma ne siamo tutti condizionati.
Sulla Democrazia
Noi occidentali siamo convinti che la democrazia sia la migliore forma di governo e che, nonostante tutte le sue contraddizioni, un governo eletto democraticamente sia sempre preferibile per la sua legittimazione popolare a un governo nominato da pochi. Ma se leggiamo le opere di Mosca e Pareto, scritte più di un secolo fa, scopriamo che dimostrano che in qualsiasi forma di governo chi comanda veramente è una ristretta élite di persone. Inoltre, se poi andassimo a leggere quello che scriveva Montesquieu, scopriremmo che persino la sua teoria dell’equilibro dei poteri, che sanciva l’indipendenza e l’autonomia del potere legislativo da quello esecutivo e giudiziario, che sta alla base di tutte le forme di governo che si definiscono democratiche, era stata concepita nell’intento di creare tutta una forma di contrappesi e di regole che limitassero il prevalere del potere esecutivo, e nella fattispecie della monarchia, che nella Francia prerivoluzionaria godeva di un potere assoluto, e non perché lui, un nobile aristocratico, credesse che la democrazia fosse la migliore forma di governo. Sono i borghesi che si sono riuniti separatamente nella sala della pallacorda senza il consenso del Re, che hanno iniziato a dire apertamente quello che pensavano da tempo: “Noi siamo la vera Francia, l’unica classe che produce ricchezza per l’intera nazione, gli altri sono solo parassiti e sfruttatori, perciò siamo noi che abbiamo il diritto di governare.” E quindi hanno cercato una nuova e diversa legittimazione del loro potere: non più da Dio ma dal Popolo, e con popolo solo alcuni di loro, in particolare i Giacobini, intendevano tutto il popolo, la maggior parte si riferiva a quella parte del popolo che aveva delle proprietà da difendere e gestire, in nome delle quali cedeva la sua parte di sovranità solo a patto che coloro che avessero governato lo avessero fatto in modo da garantire quelle proprietà. Quindi, se gli ideali universali della Rivoluzione francese erano Liberté, Egalité, Fraternité, la realtà era un’altra: Libertà sì, ma dall’assolutismo monarchico che permetteva non tanto al Re e ai suoi ministri di governare e di decidere guerre e trattati di pace, (ma non a imporre nuove tasse, cosa che avrebbero potuto fare solo convocando gli Stati generali), ma soprattutto a nobili e chierici di appropriarsi di ricchezze che non gli appartenevano, Uguaglianza intesa soprattutto come abolizione dei privilegi politici e giuridici che godevano alcune persone soltanto per via del loro stato sociale, e per quanto riguarda la Fraternità, non c’è bisogno di dire che non esiste e mai esisterà tra gli esseri umani. E allora della Democrazia che cosa rimane? La legittimazione popolare, che però non significa assolutamente governo del popolo ma governo in nome del popolo, che è una cosa ben diversa, perché sia in nome di Dio, sia in nome del popolo si sono perpetrati i più orrendi massacri e crimini di ogni tipo.
Tuttavia, rimane quell’insieme di regole, di procedure e di contrappesi inventato da Montesquieu per limitare il potere dell’esecutivo e impedire il nascere della dittatura. Ma questo non basta per pensare che la democrazia sia in assoluto la migliore forma di governo, per almeno tre motivi: la libertà del mandato, la formazione di una casta di politici di professione e, di conseguenza, il voto di scambio e soprattutto l’incapacità di portare avanti dei programmi a lungo termine. La libertà del mandato politico, che gli eletti hanno sempre rivendicato e difeso, comporta non solo la segretezza del voto ma anche la possibilità di cambiare schieramento nelle aule parlamentari, cosa che avviene molto più spesso di quanto crediamo. Ed è un tradimento legalizzato delle intenzioni dell’elettore, perché se tu ti sei candidato, ad esempio in una lista di sinistra e passi nel gruppo misto, io ti ho votato soprattutto perché tu sostenessi certi ideali di giustizia sociale e di eguaglianza e ti comportassi in modo coerente con queste idee, ma se tu non lo fai io non ti posso criticare perché tradisci il mandato, dato che sappiamo che il mandato è libero, ma in realtà stai tradendo me e le mie intenzioni quando ti dato il voto. Ma questo non ha alcuna rilevanza né politica né penale, è solo una questione personale. Riguarda soltanto il fatto che alle prossime elezioni mi guarderò bene dal rieleggerti, sempre ammesso che io segua la politica e quindi sappia cosa hai fatto. Il vero guaio per tutti noi è però un altro: la formazione di una casta di politici di professione, perché in tal modo si crea una rete di relazioni e di connivenze pericolose per la democrazia ma necessarie per essere rieletti, e perché limita la visione di chi ha il compito di decidere cose delicate e importanti per tutta la società e soprattutto di progettare a lungo termine, perché l’unico obiettivo dei politici di professione diventa quello di riuscire ad effettuare un altro mandato e quindi il loro impegno rimane concentrato sulle priorità e le cose contingenti. Perciò sarebbe opportuno che il diritto di voto fosse concesso solo a certe condizioni, in particolare alla conoscenza del funzionamento degli organi istituzionali e alla loro storia recente.
Ma oggi le cose sono ben diverse, perché i valori illuministi di rispetto delle idee altrui, tolleranza religiosa e fiducia nella bontà intrinseca dell’essere umano, espressi da Rousseau e Voltaire, che hanno permesso ai borghesi francesi di rovesciare l’Ancien Régime e d’instaurare il primo governo parlamentare nel continente europeo, quei valori sono fortemente rimessi in discussione dall’ignoranza sempre più diffusa nelle società avanzate della nostra storia e dell’identità comune che abbiamo in quanto europei non anglosassoni (per gli anglosassoni ci vorrebbe un discorso a parte perché loro non solo non si sono mai sentiti europei ma hanno sempre impedito all’Europa di unirsi sotto un solo governo e la Brexit non è un’eccezione) e quindi la democrazia è diventata una scatola vuota e un’ideologia in nome della quale la dinastia Bush ha legittimato l’aggressione, senza un mandato internazionale, a quelli che gli ideologi di regime definivano “stati canaglia” come l’Iraq e l’Afghanistan e la guerra “per esportare la democrazia”. Ma noi oggi sappiamo bene che tutto ciò non era nient’altro che un’enorme menzogna, come la famosa questione delle “armi di distruzione di massa” che avrebbe posseduto Saddam Hussein, ma pensiamo anche che le Guerre del Golfo siano dovute a motivi squisitamente economici, che ci sono sicuramente, anche perché gl’immensi giacimenti petroliferi iracheni facevano gola a tutti, e come Jeremy Rifkin aveva previsto, gli Usa ne avevano bisogno, come avevano bisogno di rilanciare la loro economia con la vendita degli armamenti e con gli affari legati alla ricostruzione di ciò che avevano distrutto, ma non sono i soli a spiegare la politica di potenza degli Stati Uniti, che quando hanno vinto la Guerra Fredda e l’Unione Sovietica si è sfaldata, hanno subito cercato nuovi nemici, e non spiegano soprattutto come mai non si siano accontentati di sconfiggere l’Unione Sovietica, ma stiano cercando in tutti i modi di schiacciare e umiliare la Russia, non soltanto provocando la guerra con l’Ukraina e armando e sostenendo Zelesnki, che non è che un burattino nelle mani di Washington, ma circondandola di Paesi e basi Nato, e con Nato intendo Usa assieme alle loro colonie europee. Riteniamo veramente che tutto ciò sia spiegabile solo attraverso motivazioni di ordine economico? Oppure esistono anche altri motivi di Ordine Mondiale? E se esiste un Ordine Mondiale chi detiene veramente il potere? Gli Stati Uniti? La Cina? L’Unione Europea? Le multinazionali? Le lobby economiche? Gli uomini ricchi e influenti come i miliardari americani o gli oligarchi russi? La risposta è: nessuno di loro, nessuno stato o tycoon ha costruito e gestisce l’Ordine Mondiale. Io so chi detiene veramente il potere ma non posso dirlo, altrimenti sarei subito accusato di antisemitismo. Non è nemmeno l’alta finanza ma è attraverso di essa che poche famiglie ricche e potenti sopra ogni immaginazione, di cui non a caso non si sente mai parlare perché controllano anche i media e Internet, si spartiscono il mondo. Chi sono? Spetta voi individuarli e smascherarli. Perché gli Stati Uniti hanno sempre difeso Israele e hanno finanziato e armato la sua politica coloniale in Medio Oriente? E l’hanno difeso nonostante le Risoluzioni delle Nazioni Unite gli imponessero di ritirarsi dai territori occupati in Cisgiordania? E perché oggi difendono la guerra di sterminio del Governo Nethanyahu, non solo esercitando il loro diritto di veto al Consiglio dell’Onu, ma inviando armi e finanziamenti a Israele? E non gl’interessa se Biden abbia chiamato il Premier israeliano “figlio di puttana”, perché il Presidente degli Stati Uniti non può opporsi all’Ordine Mondiale. Solo Trump, che è un outsider, si potrebbe opporre, ed è l’unico che potrebbe evitare che l’Impero americano subisca la stessa sorte dell’Impero Romano, e cioè che chi comanda l’esercito guidi anche il potere politico. (Per questo Trump è stato accusato di essere filorusso, ma quando i senatori repubblicani filotrumpiani per diversi mesi hanno bloccato gli aiuti all’Ukraina decisi da Biden, alcune persone hanno capito che Trump poteva rappresentare una seria minaccia all’Ordine Mondiale e hanno sostituito Biden con Kamala Harris, una rivale più all’altezza, ma non abbastanza). Questo segnerebbe anche la fine di quel patto tra le classi medie e il potere politico da cui è nata la democrazia. Ed è per questo che tutti coloro che vorrebbero imporre la dittatura cercano sempre di impoverire e danneggiare in ogni modo le classi medie, perché così facendo sanno che la democrazia, che come ho già spiegato non è il governo del popolo ma un criterio di selezione della classe politica basato su un patto stipulato fin dai tempi della Rivoluzione francese nell’Europa continentale, tra piccoli proprietari che delegano una parte della loro sovranità ai politici in cambio di alcune garanzie: tutela della vita, difesa della proprietà e della libera iniziativa, che noi chiamiamo oggi libertà. I diritti civili e sociali all’inizio non erano compresi nel patto, entrano in gioco solo recentemente assieme alla nascita dello stato sociale (o welfare state) nelle società affluenti. Ma questo è un altro discorso e ne parleremo un’altra volta.
Sull’Economia
In Occidente l’economia è rimasta l’unica cosa in cui siamo disposti a credere. Dopo il tramonto della fede religiosa e delle ideologie, a parte pochi fanatici, noi uomini occidentali crediamo soltanto in ciò che consideriamo reale, giusto o sbagliato che sia, perché influenza, o dovrei dire determina, le nostre vite perché noi ogni giorno scambiamo tempo in cambio di denaro, e i cui effetti condizionano il nostro modo d’interpretare il mondo e i rapporti con le altre persone. In parole povere, la nostra visione del mondo è economica, perciò tendiamo a spiegare ogni cosa, soprattutto se ingiusta, come le guerre o la politica, con motivazioni di tipo economico. Ma quali sono le origini di un comportamento così riduttivo? Alcune le ho già indicate, ma le vere ragioni sono più profonde e meno evidenti di quelle che ho elencato. Il primo motivo è che ci hanno convinti che l’economia sia una scienza, perché crediamo che la scienza sia l’unica vera fonte di conoscenza, e perciò crediamo che lo sia anche l’economia. Ma vi devo dare una notizia: l’economia non è una scienza, manca la parte sperimentale, e a differenza delle scienze che si fondano sulla matematica, l’economia si fonda su una serie di convinzioni contraddittorie e assolutamente non verificabili, come la correlazione tra progresso e crescita materiale, la necessità di crescere continuamente per mantenere lo stesso tenore di vita, la stessa “mano invisibile” che regolerebbe i mercati secondo Adam Smith non è altro che una costruzione fantastica e non dimostrabile secondo criteri scientifici. Questo insieme di credenze apodittiche fa sì che l’economia non solo non abbia alcuna base scientifica, ma non sia nemmeno in grado di prevedere il comportamento delle persone, perché l’homo oeconomicus non esiste, è una pura invenzione, una delle tante, in primis perché gli esseri umani non si comportano in modo razionale, ma anche perché non sempre vogliono o riescono a “massimizzare i loro vantaggi individuali” come scrivono alcuni economisti. Non solo, ma quell’insieme di credenze che chiamiamo “scienze economiche” ci stanno conducendo dritti verso l’annientamento. Il riscaldamento climatico, lo scioglimento dei ghiacci millenari, l’innalzamento del livello dei mari, la deforestazione, la minaccia di sparizione di interi ecosistemi, l’estinzione di gran parte delle specie viventi, la diminuzione della biodiversità, l’inquinamento dell’aria e delle acque e potrei continuare… sono solo i sintomi di ciò che ci porterà veramente all’estinzione non come specie ma come civiltà: il fatto che la Natura non ha alcun peso economico, e perciò può essere distrutta e inquinata impunemente. Mentre chi mangia carne, ad esempio, ha un’importanza economicamente molto rilevante, per lui si disboscano e si destinano al pascolo ampi territori di foresta pluviale. Come ho dimostrato, credere nell’economia non è solo una questione marginale, ma sebbene abbia effetti devastanti sull’ambiente, fornisce agli uomini occidentali un’identità comune a cui non siamo ancora disposti a rinunciare, perché se lo facessimo significherebbe anche rinunciare all’individualismo e al capitalismo e quindi anche alla libera iniziativa e alla mobilità sociale che ne deriva, che sono i veri valori fondanti dell’Occidente. Ma le opportunità di ascesa sociale caratteristiche dei Paesi occidentali, a differenza delle società “immobili” di stampo Orientale, nel mondo contemporaneo si sono molto ridotte rispetto solamente a poche decine di anni fa, quando chi studiava poteva avere accesso a una vita nettamente migliore e a una serie di opportunità impensabili per le persone “comuni”. Oggi non basta ottenere un titolo di studio né un dottorato o un master perché, se non sei un genio, hai anche bisogno di una rete di conoscenze a cui puoi accedere soltanto se appartieni alla casta dominante e a certe famiglie particolarmente influenti, pertanto molti giovani preferiscono “sistemarsi” con un buon matrimonio piuttosto che con una laurea. Inoltre, esistono nuovi mestieri molto ben remunerati che non necessitano di alcun diploma, come pr, influencer, blogger, youtuber, cabarettista, comico, canzonettista ecc. Ma l’individualismo, senza le conseguenze economiche e sociali che ne derivano, non basta a fondare un’identità collettiva perché non spiega perché dobbiamo collaborare e aiutarci reciprocamente. E proprio per colmare questo vuoto assistiamo al riemergere delle sette, dai Testimoni di Geova a Scientology, dai Buddhisti di diversi orientamenti agli Avventisti del Settimo giorno e così via, come al recupero di filosofie e discipline orientali e pratiche derivate dalla medicina indiana o cinese, tutte cose che forniscono un’identità parziale e selettiva ma anche un motivo per collaborare.
Sul declino dell’Occidente
Le ragioni del declino dell’Occidente hanno radici remote e molto più antiche di quanto pensiamo e risalgono alla pratica della Chiesa cattolica apostolica romana di commercializzare il perdono divino altrimenti nota come “vendita delle indulgenze”.
Questa pratica diffusa e mal tollerata dalla classe mercantile del Nord Europa, in particolare dagli abitanti delle regioni che oggi chiamiamo Germania e Paesi Bassi, ha condotto il monaco agostiniano Martin Lutero, a formulare le sue famose “95 tesi” e ad affiggerle sul portone della chiesa di Ognissanti del Castello di Wuttemberg il 31 ottobre 1517. Inizialmente scritte in latino, queste semplici affermazioni sul fatto che il Papa non avesse alcun potere d’intermediazione, né alcun diritto di sostituirsi al giudizio di Dio, non solo perché la salvezza non poteva essere comprata, ma soprattutto per il fatto che essa non dipendeva tanto dalle azioni terrene quanto dalla fede e dalla grazia di Dio. Inizialmente dibattute nelle Università e nelle Facoltà di Teologia, esse suscitarono un confronto interno al mondo cattolico non appena furono tradotte e diffuse mediante la stampa in tutti gli stati europei e in particolare del Sacro Romano Impero. Un confronto presente ancora oggi, che dividendo il cristianesimo in due religioni diverse che esprimono interpretazioni opposte degli stessi Testi Sacri (una attraverso la lettura diretta, l’altra mediata dalla Chiesa e dai suoi rappresentanti) non ha solo separato politicamente l’Europa ma ha messo in discussione l’identità occidentale, fondata su due pilastri: la cultura dell’antica Grecia, e la superiorità che esprimeva (che dimostrava come un piccolo popolo, frazionato in città stato in continua guerra tra loro, abbia potuto sconfiggere un vasto e potente impero come quello persiano) e il Cristianesimo. E questo spiega anche perché i cattolici dei paesi mediterranei, che credono che la salvezza dipenda da precisi comportamenti, sono in grado d’integrare gli stranieri, mentre i luterani e i calvinisti nordeuropei, che hanno una concezione diversa della salvezza, li accolgono perché ne hanno bisogno, ma non li integrano e li isolano in comunità separate.
Per concludere, come diceva Aristotele, la democrazia sta degenerando in oligarchia, il governo dei ricchi e potenti, perché il patto nato con la Rivoluzione francese tra governanti e governati è venuto meno.